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ENTOURAGE di Doug Ellin

Se tieni duro e la fortuna (circostanze+persone) è con te ce la farai, anche se ti tocca aspettare vent’anni; devi perseverare a dispetto di tutto e tutti – “Taglia le mie scene” “Johnny smettila!” “No! lo capisco, tagliale e basta. La fama non era nel mio destino. Ho ricevuto solo il dono di una delirante fiducia in me stesso, ma nessun vero talento” “Vuoi stare zitto?!” // Ma le scene non vengono nemmeno toccate e il film di Vincent viene ultimato e piace; il cast va ai Golden Globe Awards, dove inaspettatamente John – fratello di Vincent, che è da tutti considerato un bravo attore ed è alle prese qui con la sua prima regia – viene candidato come miglior attore non protagonista, grazie al suo piccolo ruolo nel film. Da 20 anni, John persegue la carriera di attore senza riuscirci veramente, senza successo e con parecchie porte chiuse in faccia, mentre il fratello minore sfonda. Il Golden Globe però lo premia, questa volta è sì un attore per tutti e pure premiato! Va al microfono e dopo qualche secondo di silenzio incredulo urla “VITTORIA!!!!”. E tutti esultano altrettanto increduli e gioiosi. Il film, quello vero, si chiude così. Nella vita, la fortuna, detta anche occasione giusta, associata a un team di persone o a qualcuno in particolare che lotta con e per te ed a una propria tenacia personale che non crolla, anche dopo 20 anni ti può dare quello che pensavi di non meritare ed è una bella risposta al mondo intero e una conferma per te. ENTOURAGE è un film travestito da simpatica commediola americana un pò stile teen, con linguaggio volutamente e ironicamente sessista e canoni tipici di un cinepanettone, ma in verità ha sostanza e dà dei messaggi, fa ridere ed è intelligente. Ci si può persino rispecchiare. O almeno può far riflettere, ridendo. Applaudo Kevin Dillon, fratello di Matt, alias John nel film. Voto: 6 ½.

Trailer (italiano): www.youtube.com/watch?v=pobGYd7GgMQ


If you hold on to your aim and the luck (circumstances+people) is with you, you’ll make it, though you might be waiting for twenty years; you must keep going despite everyone or everything
 – “Just cut me out bro” “Johnny stop!” “Look, I get it, just cut me. Good luck wasn’t right for me. I was given the gift of delusional confidence, with any real talent” “You shut up?!” // But the scenes are not even touched and Vince movie succeeds; the cast goes to the Golden Globe Awards night, where John is unexpectedly – his brother Vincent is considered a good actor by everyone and is now in the throes of his directorial debut – nominated as best supporting actor thanks to his small role in the movie. John has been pursuing a career as an actor for 20 years and up to now has never succeeded, many were the doors shut in his face, whilst his younger brother was breaking through. Nevertheless, now the Golden Globe recognizes him, this time he is actor for all and is given an award too! He reaches the stage and the microphone, then after a few seconds of disbelief he cries out of joy “VICTORY!!!!”. All equally exult incredulous and joyful. For the movie, the one I’m watching, that’s it. In life, Luck – you might call it yr right occasion – in association with both a team o people or someone in particular that/who fights with/for you and a personal tenacity that never collapses can offer you, even after 20 years, what you thought you didn’t deserve and it’s a positive answer to the world and to yourself. ENTOURAGE is a film disguised as a nice teen’s style American comedy, with a language that’s ironically sexist and typical features of an Italian Christmas family film. To tell the truth, this smart and amusing movie has also substance and messages to give. Someone could even relate to it. Or at least reflect, while laughing. A plause to fantastic Kevin Dillon, Matt’s brother, who by chance plays John in the film. I rate the movie: 6 ½.

Trailer (English): www.youtube.com/watch?v=SGSE_XPF4_g

 

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GREEN BOOK di Peter Farrelly

GREEN BOOK di Peter Farrelly

Il rude Tony Lip, che è un buttafuori di locali notturni frequentati anche da mafiosi con i quali si ritrova mezzo invischiato, è però uno di buon cuore, un po’ rozzo e con l’occhio lungo per il soldo, destinato in primis a moglie e figli (..) E fuma e mangia in ogni momento. Ma la sua serenità, la semplicità e l’affetto con cui vive qualsiasi evento e incontra qualsiasi persona lo salvano e lo fanno amare da chi gli è vicino (..) A suo modo è sano, vero e sa perfettamente chi sia. A differenza di Don: chic, (..) bello, alto e slanciato, (..) dotato di un talento musicale d’eccezione che l’ha salvato da un destino professionale e di vita relegato alle sole persone di colore, ma anche imprigionato (..) in una realtà di uomo estremamente infelice e solo. L’incontro fra i due è esplosivo, con gag e momenti comici,(..)si conosceranno nel profondo e si aiuteranno a vicenda, l’uno migliorando l’altro, in un modo costruttivo e commovente per lo spettatore che uscirà dal cinema speranzoso nella bontà delle persone. Continue reading “GREEN BOOK di Peter Farrelly”

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THE COMMUTER (L’uomo sul treno) di Jaume Collet-Serra

Uno straordinario Liam Neeson in un vero action movie: un giallo di quelli intelligenti che tengono viva l’attenzione e alto il livello di ansia, un film ben diretto e interpretato che vale la pena vedere. La domanda è ‘che tipo di persona sei tu?’. Se ti dicessero di fare una piccola cosa senza effetto per te, ma con enormi conseguenze su qualcun altro, e che mai impatterebbe su te, la tua famiglia, la tua vita, pagandoti 100.000 dollari in contanti, la faresti…quella ‘cosetta’? Il protagonista, Michael, è una gran brava persona dedita alla famiglia, al punto da lasciare l’amato lavoro e la promettente carriera in polizia e a fare un trasloco che lo costringerà a recarsi al lavoro, quello nuovo di venditore di pacchetti assicurativi, ogni giorno in treno, del quale diventa quindi assiduo frequentatore, ossia un pendolare. Un giorno Michael viene licenziato senza ragione, dopo 10 anni di resa eccellente e rispetto rigoroso della disciplina sul lavoro. Affranto si incontra a un bar con un vecchio collega di polizia che lo ha cercato e gli racconta affranto il suo dramma. C’è il treno da prendere per tornare a casa e parlare con la moglie, cosa che lo distrugge anche più del fatto stesso, così lascia il bar e corre alla stazione, dove viene derubato del suo telefonino. A Michael sembra la sua giornata peggiore sul solito treno di pendolari, che ormai conosce, e viaggiatori occasionali. Ma il peggio deve ancora arrivare e avrà la parvenza di una donna bionda che sedendosi di fronte a lui gli porrà delle domande particolari ma apparentemente innocue, domande che definirà solo ipotetiche. Voto: 9.

Trailer italiano L’uomo sul treno

 

A remarkable Liam Neeson in a real action movie: a smart thriller screenplay that keeps the audience revited and and the anxiety levels high, a well directed and interpreted film that it’s worth seeing. The question is ‘what kind of person are you?’. if they told you to do a small thing with no effect on you, though with enormous consequences on someone else, which would never impact on you, your family, your life, under a payment of 100.000 dollars cash, would you do it…that ‘small thing’? The protagonist, Michael, is a good person completely dedicated to his family, at the point of having left his beloved job and promising career for the police and moved, for which reason he needs to take a train every day to reach his new job as an insurance packages seller: 10 years of his new life already passed by. Michael is therefore a commuter and he actually knows many of the travellers on the same train. One day he gets laid off with no reason, after performing excellently for 10 years and being professionally disciplined. The same day before catching the usual train back to home he is invited by an ex police colleague to catch up in a bar where Michael tells him his drama. Then he runs to the railway station where someone robs him of his mobile. He hasn’t spoken to his wife yet and that’s even more lousy that the fact itself. The current day seems to Michael as his worst ever on his usual train of commuters he knows and occasional passengers. But the worst is yet to come in the guise of a blonde woman who suddenly sits in front of Michael and asks him some particular questions, apparently harmless ones, hypothetical ones. I rate this movie: 9.

Trailer in v.o. The commuter

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THE MULE (Il corriere) di e con Clint Eastwood

The Mule (Il corriere) di e con Clint Eastwood

Il prossimo 31 maggio Clint Eastwood, il celeberrimo attore e regista la cui carriera sbocciò a livello internazionale nel 1964, quando Sergio Leone lo diresse in ‘Un pugno di dollari’, e la cui prima regia risale al 1970 (..) compirà 89 anni (!). Il 1971 fu l’anno del grande successo per l’attore che ebbe il ruolo dell’ispettore Callahan (nella versione italiana divenne Callaghan) dal regista e ormai amico Don Siegel in ‘Dirty Harry – Ispettore Callaghan: il caso Scorpio’, mentre 3 anni prima aveva fondato la sua casa di produzione chiamata Malpaso Productions, a tutt’oggi attiva e con risultati, convinto di sapere come evitare quelli che secondo lui erano degli sprechi delle major e quindi ridurre spese inutili. (..) Il film è basato su un fatto vero raccontato dal giornalista Sam Dolnick sul New York Times: il veterano della seconda guerra mondiale Leo Sharp era divenuto, negli anni 80, (..) il corriere del cartello messicano di Sinaloa. Così, a 10 anni di distanza da un meraviglioso ‘Gran Torino’ (https://alessandrabasileattrice.com/2018/11/22/fatti-e-sostanza-al-di-la-di-parole-e-primo-acchito/#more-1534 ) Eastwood torna sul set come protagonista e regista, oltre che come co-produttore. Eastwood si potrebbe proprio definire ‘an inspiring man’. Continue reading “THE MULE (Il corriere) di e con Clint Eastwood”

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Carnage di Roman Polanski – dal libro di Yasmina Reza ‘Le Dieu du Carnage’

(in italiano/Italian)

2 coppie di genitori, 2 ragazzini coinvolti in una rissa di compagni di scuola, 2 famiglie e 2 mondi che si incontrano, si scontrano e giocano a un estenuante massacro reciproco. Una pièce teatrale dallo straordinario potere socio-psicologico con un impatto emotivo crescente: ecco il libro della Reza che è stato già portato nei più grandi teatri francesi americani e inglesi nonché tradotto cinematograficamente, nel 2011, da un regista quale è Roman Polanski e da un cast d’eccezione, quali sono Jodie Foster, Kate Winslet, John C. Reilly e Christopher Waltz. Il focus all’inizio è su un apparentemente cordiale gruppo di 4 persone divise in 2 squadre formate da 2 mariti con le rispettive mogli, ma alla fine si sposta sui 4 come singoli individui, arroganti e maldicenti, che combattono in nome di uno smisurato ego personale, in uno schema del tipo ‘tutti contro tutti’, senza dare più né alcun peso al fatto (grave) che li ha portati a incontrarsi (e scontrarsi) né valore ad altri se non a sè e ai propri bisogni, generalmente lontani dall’idea cristiana di famiglia, sia come coppia sia soprattutto come genitori. Il lavoro eccellente di scrittura e a dir poco straordinario di resa sul grande schermo fanno stare lo spettatore in un’angoscia velata che sale nel corso dell’opera e diventa nauseante come il vomito di uno dei 4 protagonisti e che, in tanti momenti della storia così narrata, ci è nota. Quante volte abbiamo tenuto comportamenti più o meno socialmente accettabili pur nutrendo l’istinto di prendere a botte o colpire con un bastone qualcuno, proprio come il ragazzino figlio di una delle due coppie con il figlio dell’altra coppia? E’ su questo e su molti altri temi che la Reza esprime il suo punto di vista o forse più correttamente fa riflettere chi legge ‘Il dio del massacro’. Ed è su questo che lo stesso Polanski verte il ‘gioco’ cruento fra i 4 individui. Colpiscono anche molto le singole personalità, così distanti l’una dall’altra, a simboleggiare non un gruppo di 4 ma un mondo di persone e caso mai 4 categorie di esse. Un elemento comune però serpeggia in tutte e 4 le persone (o le categorie): l’estremo individualismo, con un chiaro attacco soprattutto al mondo di oggi. P.e. uno dei due mariti è sempre attaccato al suo cellulare e alle questioni di lavoro che evidentemente considera di maggiore rilievo rispetto alla salute della moglie e alle vicende del figlio adolescente, il maggiore di due che arriva a chiamare ‘stronzetti’; solo quando gli viene gettato il cellulare nell’acqua di un vaso di fiori, la freddezza cinica, apparentemente non incrinabile fino a quell’istante, dell’uomo lascia il posto a una certa disperazione. ‘Carnage’ film e ‘Le dieu du carnage’ sono le opere fra le più interessanti e sconvolgenti degli ultimi anni. Voto a entrambi: 10.

(in inglese/English)

2 couples f parents, 2 boys involved in a school mates fight, 2 families and 2 worlds that meet, collide and play an exhausting mutual massacre. It’s a play with an extraordinary socio-psychological power and a growing emotional impact: talking about the book by Yasmine Reza that was performed in the most important French, American and English theaters and turned into a movie in 2011 by such a director, Mr. Roman Polanski, and a cast of actors, Jodie Foster, Kate Winslet, John C. Reilly e Christopher Waltz. At the very beginning the focus of the play/film is on an apparently mannered group of 4 people in 2 teams made of 2 husbands and wives, but changes in the end moving onto the 4 ones as single individuals, who are arrogant, talebearer and slanderer and fight in the name of an outsize personal ego, in a “every man for himself”pattern, without giving a shit either of the (serious) fact that made them meet up (and fight) or others than themselves and their needs being generally far from a Christian understanding of family, as a couple and especially as parents. The excellent writing and how amazingly it was rendered on the big screen drag the audience into a state of blurred anguish that raises throughout the play/film and becomes nauseous like the vomit of one of the 4 leading characters and, in many moments of the story, is not so knew to us. How many times we have had more or less socially acceptable behaviors despite an instinct to kick or hit someone with a stick, just like one couple’s son toward the other couple’s son? Right on this and other themes Mrs Reza shows her point of view or, rather more correctly, brings the “Le dieu du massacre” reader to reflect and Polanski focuses the mentioned cruel ‘game’ among the 4 individuals. The specific personalities are striking too, being so distant one from the other, as if they were not only a group of 4 people but a world too and also 4 categories. A unique common element though is rife in all the 4 people (or categories): the extreme individualism, with a clear attack to today’s world above all. For instance, one of the 2 husbands is always on the phone for his business issues he considers far more important than his wife’s health and the events happening to his elder teen-boy, by the way he gets to call both his children ‘bitches’; just when his cell is thrown into a flower vase full of water,  his cynical coldness, apparently with no cracks up to that moment, gives space to quite a desperation. ‘Carnage’ (film) and ‘Le dieu du carnage’ are among the latest years most interesting and upsetting works. My vote for both (film and book) is 10.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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LA FAVORITA di Yorgos Lanthimos

LA FAVORITA di Yorgos Lanthimos

Recensione del film sull’ultima Stuart e sulle sue Favorite, Sarah e Abigail

Anna Stuart nacque a Londra nel 1665 e divenne regina di Inghilterra, Scozia e Irlanda l’8 marzo di 37 anni dopo (..) Con la ‘Dichiarazione dei Diritti’ fu stabilito che a succedere al trono dopo Maria e Guglielmo fossero prima Anna e i suoi discendenti e poi i discendenti di Guglielmo (..) Malata fin da bambina di “porfiria”, probabile causa dei futuri attacchi di gotta, era anche fortemente miope e a 12 anni aveva contratto il vaiolo; soffriva della sindrome di Hughes, a causa del quale non era riuscita a portare a termine alcune delle 17 gravidanze. Di quelle riuscite nessuna conclusa con un bambino sopravvissuto. Un triste destino il suo, una vita difficile e un desiderio disperato, così da film, di essere amata.

(..) ‘debole, sottomessa, completamente soggetta agli umori delle sue favorite’. Il film ci fa addentrare senza troppa classe nel mondo delle due più note, la rude, quasi un uomo, Lady Sarah Jennings, Duchessa di Marlborough, e la di quest’ultima nipote Abigail Hill, Continue reading “LA FAVORITA di Yorgos Lanthimos”

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FESTA DEL CINEMA DI ROMA, 2018 – SECONDA PARTE

Festa del cinema di Roma, 2018 – seconda parte

(..) In questo numero gli altri riconoscimenti della manifestazione e la recensione dei film: Jan Palach di Robert Sedlácek, The girl in the spider’s web di David Lagercrantz, Stan & Ollie di Jon S. Baird, Dr. Strangelove di Stanley Kubrick.

Il mio film nr.1 della Festa del Cinema di Roma 2018: OLLIE & STAN di Jon S. Baird

Sabato 27 ottobre 2018 alla Festa del Cinema di Roma sono stati assegnati i premi ai vincitori della sezione autonoma ‘Alice nella città’, ingranditasi in questa XIII edizione.

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COLETTE di Wash Westmoreland

COLETTE di Wash Westmoreland

Sidonie-Gabrielle Colette fu un personaggio di spicco nel mondo letterario, artistico, culturale e mondano francese e divenne nota nel mondo per il suo spiccato anticonformismo, l’indipendenza pur essendo una donna di quei tempi, la sfrontatezza, i gusti sessuali ufficializzati e però vissuti dalla società come sfrontati, indecenti, inaccettabili, le sue idee e l’innato talento reso più ‘commerciale’ e vendibile dal marito, (..) noto scrittore di romanzi, la sua firma da un certo momento in poi su tutta la collezione ‘Claudine’, la serie di libri che la stessa aveva scritto ispirandosi alla sua vita, soprattutto dalla scuola in avanti. (..) Willy, pseudonimo del marito Henri Gauthier-Villars, (..)

I sogni della ragazza che segue il suo cuore nel seguire Henri a Parigi si infrangono (..) Continue reading “COLETTE di Wash Westmoreland”

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VICE di Adam Mckay

VICE di Adam Mckay

Recensione del film con Christian Bale (Dick Cheney) già vincitore del Golden Globe

Dick Cheney viene, in questo film documentario, scritto oltre che diretto da Mckay, che, nel 2015, scrisse e diresse anche ‘La grande scommessa’ vincendo l’Oscar alla migliore sceneggiatura non originale e venendo nominato come miglior regista, raccontato dalla giovinezza all’intervento chirurgico con trapianto di cuore. Oggi Cheney ha 77 anni. (..)
(..) Il film si conclude con un monologo in cui egli afferma di avere agito bene.

(..) Cosa esattamente egli faccia per essere scelto si può tradurre in abilità al servire i potenti, come detto, e a capirne (o carpirne) le necessità. Bush figlio, per esempio, a lui pare chiaramente in cerca di un apprezzamento e di una vera emancipazione dal padre, quando gli chiede di ricoprire la carica di Vice, di fargli da guida in questo cammino. (..) Continue reading “VICE di Adam Mckay”

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BOHEMIAN RAPSODY di Bryan Singer

BOHEMIAN RAPSODY di Bryan Singer su TRADERS Mag
BOHEMIAN RAPSODY di Bryan Singer su TRENDIEST

Recensione del film nr.1 del 2018. La musica internazionale vince sul grande schermo, mentre in uno spettacolo teatrale milanese risuonano le note di Fabrizio De André.

Farrokh Bulsara nacque a Zanzibar il 5/9/1946 e (..) morì (..) 45 anni dopo, per una complicanza polmonare legata all’avere contratto l’AIDS (..) Questo straordinario cantautoremusicista e compositore britannico di origini parsi che cambiò il suo nome in Freddy Mercury con la sua band, i ‘Queen’, ha lasciato un patrimonio musicale

La solitudine dei numeri Uno – Il film, non solo ci fa volare con fantasia e ricordi grazie ai tanti brani riproposti (..) Il film racconta la grande solitudine, il vuoto interiore e il forte bisogno di affetto di Freddie Continue reading “BOHEMIAN RAPSODY di Bryan Singer”