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ROCKETMAN di Dexter Fletcher

ROCKETMAN di Dexter Fletcher

Recensione del film sugli esordi di Reginald K. Dwight noto come Elton John

Nasceva nella Londra nordoccidentale del 1947 (..). Nonostante una famiglia d’origine non all’altezza della sensibilità del bambino poi ragazzo, Reginald ebbe la fortuna di avere due genitori che, in quanto interessati alla musica – in particolare il padre era stato un trombettista in una band – e collezionisti di dischi celeberrimi ancor oggi, come quelli di Elvis Presley, lo avviarono alla musica. Madre e nonna in lui avevano visto subito un potenziale. Elton John – pseudonimo che si diede a un certo punto il giovane Reginald – sarebbe diventato una delle più acclamate star mondiali e tuttora una leggenda della musica e del rock, attraversando un percorso di vita difficile segnato da una grandissima e profonda solitudine, causata dal pessimo rapporto famigliare e peggiorata dal successo e dalle cattive frequentazioni, dalla mancanza di riferimenti solidi e dalla sua incapacità talvolta di valutare le persone vicine, come l’amico Bernie Taupin, sinceramente legato a lui e suo vero estimatore e collaboratore, conosciuto a 20 anni e ancora oggi presente. Continue reading “ROCKETMAN di Dexter Fletcher”

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WHITE BOY RICK (Cocaine-la vera storia di White boy Rick) di Yann Demange

WHITE BOY RICK di Yann Demange

Recensione del film sulla vita del giovanissimo Rick Wershe Jr. informatore dell’FBI

Richard Wershe Jr., conosciuto come “White Boy Rick”, è ancora oggi noto per essere stato, suo malgrado, il più giovane informatore dell’FBI da quando aveva solo 14 anni (!): era il 1984. In un costante andirivieni dal giro della droga locale, siamo a Detroit, dove neri e bianchi sono ancora in lite e le sparatorie all’ordine del giorno specie fra bande (..) Lui ci riprova, prova a tornare alla vita da bravo ragazzo di quartiere, vuole andare a scuola. Ma le condizioni economiche in cui versa il padre non sono buone e la sorella è una tossica rapita da un farabutto. Così l’idea: diventa un trafficante di cocaina a 17 anni. (..) viene arrestato nel 1987. L’FBI deve incastrare i ‘pesci grossi’, così propone a Rick uno scambio senza garanzia alcuna. Su consiglio del padre, il ragazzo, che rischia l’ergastolo, accetta: (..) Dal 2017, White boy Rick è in libertà vigilata dopo 30 anni di detenzione.

Una giovine vita al servizio della mala – A 14 anni Rick Wershe Jr., interpretato dal quasi altrettanto giovane Richie Merritt, nato nel 2001, sapeva riconoscere un vero Kalashnikov grazie all’ ‘esemplare’ insegnamento paterno. (..) Rick era entrato in giri molto pericolosi grazie proprio a un primo contatto con un capo banda afroamericana cui aveva spavaldamente e con successo venduto delle armi potenti. Nella vita di Rick jr. i soldi non erano all’ordine del giorno e neppure i sentimenti famigliari, ben lontani in ogni caso dalla rosea immagine della mulino bianco (..), perciò è difficile immedesimarsi veramente in lui, nei suoi cari e nelle scelte (criminali) che ripetutamente compie. (..)

L’FBI fa la parte del cattivo – Siamo nella Detroit dei primi anni 80, luogo e periodo storico in cui Rick si guadagna una reputazione e un soprannome. A 15 anni viene reclutato dai servizi segreti interessati a stanare i capi del traffico di droga (..) Purtroppo, però, il pesce grosso cercato è il Sindaco della città, obiettivo tutt’altro che facile. Rick (..) viene venduto dall’FBI. Nel 2017, Wershe viene rilasciato sulla parola dopo aver passato 30 anni dietro le sbarre in Michigan, iniziati nel 1987, con l’accusa di spaccio. (..) Per Wershe nessuna clemenza: (..) lascerà la prigione in Florida il giorno di Natale del 2020 a 51 anni. E’ ancora il più giovane informatore dell’FBI e il detenuto più a lungo per droga.

Vederlo? – Sì. Come tutte le storie vere narrate al cinema, (..) è costruttivo saperne e il cinema è uno dei mezzi migliori per farlo. Non è propriamente un capolavoro, ma a me è piaciuto questo film, (..) McConaughey, per me è qui proprio bravo (..). Il mio voto è 7.

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BOOK CLUB di Bill Holderman

BOOK CLUB – Tutto può succedere di Bill Holderman

Recensione del film interpretato da attrici con la A maiuscola del secolo scorso

Si ride, si esce dalla visione di buon umore, si ha un senso di fiducia maggiore nel futuro, si inizia a credere, o ci si crede di più, nelle occasioni dietro l’angolo a dispetto di limiti temporali e logistici, si applaude dentro di sé a questo quartetto favoloso e bello, bello davvero, di Star americane che hanno caratterizzato il ventesimo secolo e con grinta ispiratrice e vivacità contagiosa continuano a lasciare un segno degno di nota in quello corrente. Si fa tutto questo dopo avere visto ‘Book club’ e le 4 beniamine del film sono, a dir poco, l’intramontabile Jane Fonda, il viso ancora stupendo di Candice Bergen, la longilinea con il suo immancabile look misto ragazzina-signora alto borghese Diane Keaton e l’unica brunette e qui più giovane Mary Steenburgen. Queste splendide ultra sessantenni (..) accompagnate dai fascinosi Andy Garcia, Don Johnson, Richard Dreyfuss, Craig T. Nelson. Continue reading “BOOK CLUB di Bill Holderman”

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PLENTY di FRED SCHEPISI

PLENTY di FRED SCHEPISI

Recensione del passato adattamento cinematografico dell’omonima opera di David Hare

Magistrale come sempre Meryl Streep, nei panni in questo caso di una donna problematica, grande sognatrice, vittima delle conseguenze della guerra e dei cambiamenti caratterizzanti il dopoguerra, fragile nel profondo e quasi glaciale nell’aspetto e nell’attitudine soprattutto verso il sesso opposto che (..) la illude per poi disilluderla, desiderosa di un cambiamento radicale nel mondo e in sé ma assolutamente incapace di attuarlo e, infine, dipendente dalla debolezza (..) di perdere il controllo, al punto di arrivare quasi a uccidere un uomo. Non resiste Susan (..) alle convenzioni sociali, alle buone maniere in stile britannico, alla mancanza di ispirazione e ‘excitement’, all’appiattimento di una certa vita nobil-borghese, ai soldi che garantiscono la noia, al ruolo costretto e ristretto della donna, all’abbigliamento adeguato secondo i costumi dell’epoca (..).
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CAN YOU EVER FORGIVE ME (COPIA ORIGINALE) di Marielle Heller

CAN YOU EVER FORGIVE ME (COPIA ORIGINALE) di Marielle Heller

Recensione di un film ispirato a un fatto vero, triste ma impregnato del valore dell’amicizia vera

Leonore Carol (soprannominata Lee) Israel è stata una scrittrice, ma soprattutto una falsaria, statunitense, morta a 74-75 anni solo 5 anni fa. Il film inizia dal momento più difficile della vita della protagonista, quando questa viene messa da parte della sua agente per altri artisti più rinomati (..) Lee è contraria a tutto ciò che è pura parvenza, convinta che per uno scrittore l’unica cosa che conti davvero sia ciò che scrive (..) Insulta ciò che ritiene vano e diverso da lei, in linea invece con le richieste dell’agente. Lee ha problemi economici reali, ma (..) dietro a quella presenza indurita dalle aspre condizioni di una vita vissuta in un appartamento, infestato da insetti, che rischia di perdere (..) ha un gran cuore.

La vita al limite degli artisti, compresi gli scrittori – Lee conosce in un bar, dove va a affogare i suoi dispiaceri e le frustrazioni che pian piano accumula, un altro scrittore, anch’egli deluso dalla vita, Jack Hock (..) due anime sole e incomprese dalle rigide regole del successo che si incontrano e scontrano per poi ritrovarsi con difficoltà ma anche con una profondità che gli sguardi e la capacità espressiva di Melissa Mccarthy e Richard E. Grant, semplicemente meravigliosi nelle loro interpretazioni, sanno far intuire in pochi secondi di ripresa. (..) Questi due personaggi all’eccesso ci fanno provare empatia per il loro desiderio di lasciare un segno nel mondo e non sapere come fare. Per questo nella scena finale, invecchiati e ammalati ma ancora spiritosi, li sentiamo così vicini.

Falsificare per… arte – Lee, all’inizio per caso, si accorge della sua capacità di scrivere lettere per mano di autori significativi della letteratura britannica o americana come, primo fra tutti, Noël Coward ma anche Dorothy Parker. Poi, come nel vortice di un ciclone inarrestabile, non riesce a fermarsi, correndo sempre più il rischio di venire scoperta, (..) si avvale, a un tratto, quando è chiaramente molto a rischio e potrebbe fermarsi, di Jack, ma questi la delude per un piccolo ‘prestito non autorizzato’ e peggiora la situazione. Lee viene presa e condannata. Anche Jack. I due si rivedranno 3 anni dopo.

Gli attori e il regista – Una coppia artisticamente parlando eccellente in questa storia ispirata a un fatto vero. Melissa Mccarthy (..) è stata nominata (..) all’Oscar per la miglior attrice protagonista grazie a “Copia originale”. Forza Melissa! E forza Richard E. Grant, nominato agli Oscar 2019, grazie al suo Jack, come miglior attore non protagonista. Il mio plauso va soprattutto a lui. Una curiosità: la regista Marielle Heller è una scrittrice, (..).

Vederlo? – Sì. Perché sugli attori e sui loro personaggi mi sono espressa, perché il fatto narrato appartiene a storia vera (..), perché descrive un mondo e un tipo di professione che magari non tutti conoscono nei suoi lati più duri, perché quando un film è ben costruito, anche come dialoghi, interpretato e diretto è Arte e non va perso. Voto 8.

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THE FRONT RUNNER di Jason Reitman

THE FRONT RUNNER di Jason Reitman

Gary Hart, uomo apparentemente impeccabile, politico preparato, (..) fu distrutto anche politicamente dalle accuse, mosse da alcuni giornalisti d’assalto del Herald Times, di avere intrapreso una storia extraconiugale con (..) Donna Rice, una bella bionda forse un po’ ingenua o di un’ambizione senza limiti, ma comunque vittima degli effetti dello scandalo sessuale; questo tipo di ‘incidenti’ non era perdonato nell’America puritana, (..) mentre anni dopo le cose sarebbero andate diversamente se si pensa alla faccenda Bill Clinton. Se poi si pensa al nostro paese, per esempio al redivivo Berlusconi e ai suoi scambi con Putin, non c’è confronto con la rigidità, vera o formale, dei lontani statunitensi (..). Fu Michael Dukakis a vincere il ticket con il ritiro di Hart ma venne sconfitto dal repubblicano Bush.

Il lavoro scomodo ma a volte anche poco corretto dei giornalisti – Il film punta (..) anche a mettere in luce il ritmo snervante, la durezza, la pronta decisione, l’ambizione, la capacità di rivoltare, per una maggiore diffusione della testata d’interesse, la notizia o romanzarla, la professione di giornalista. E è un mestiere quello che, come per gli artisti, abbisogna di forti agganci o almeno passione e grinta. Continue reading “THE FRONT RUNNER di Jason Reitman”

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NON SPOSATE LE MIE FIGLIE 2 di Philippe de Chauveron

NON SPOSATE LE MIE FIGLIE 2 di PHILIPPE DE CHAUVERON

È attualmente 3° in classifica al Box Office e sabato 9 marzo ha incassato € 228.572,00 e registrato 34.371 presenze. Si avvia in pompa magna anche questo nr.2 (..) ‘Non sposate le mie figlie’ è stato nel 2014 campione di incassi con 20 milioni di euro incassati e più di 12 milioni di spettatori conquistati. A vedere il nr.1 in Italia sono stati in 4 milioni. La commedia francese si conferma prodotto vincente (..) i film francesi comici sono in chiave teatrale come spazi, uso degli stessi e dialoghi fra i personaggi. Ma sempre di gradimento esteso, di massa appunto. E la domanda è di nuovo la stessa: perché in luogo del classico film-panettone non si può seguire anche noi un filone comico, intelligente, raffinato?  Continue reading “NON SPOSATE LE MIE FIGLIE 2 di Philippe de Chauveron”

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LA CASA DI JACK di LARS VON TRIER

LA CASA DI JACK di Lars von Trier

Recensione dell’ultimo film del controverso regista danese, che l’ha definito il suo film più brutale

A 5 anni dal discusso e alquanto spinto ‘Nymphomaniac’, arriva nelle sale italiane, dopo essere passato da Cannes lo scorso maggio e lì avere sconvolto metà platea, senza tuttavia correre il rischio di non essere sufficientemente votato, essendo stato presentato come film fuori concorso, ‘The house Jack built’. (..) Ambientato nell’America anni settanta, la storia è divisa in cinque capitoli e incentrata su un ingegnere che (..) in nauseanti ricostruzioni sceniche da lui stesso operate, caratterizzate da più corpi sotto effetto rigor mortis messi in posizioni ‘umane’ come fossero ancora vivi e fotografati, l’oggetto della sua arte, se così si può definire. Ne è talmente orgoglioso da condividere alcuni scatti con un giornale ed è subito caccia a – come lui stesso si firma – Mr. Sophistication. Jack cambia personalità, gioca le sue carte di avventore con astuzia e semplicità, talvolta persino con ironia, (..) Continue reading “LA CASA DI JACK di LARS VON TRIER”

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ROMA di Alfonso Cuarón

ROMA di Alfonso Cuarón

L’ultimo film del regista vincitore nel 2014 dell’Oscar alla miglior regia per ‘Gravity’ con Sandra Bullock, nonché primo regista messicano a vincere l’ambita statuetta, ci introduce ipoteticamente nel quartiere di Città del Messico che ha lo stesso nome della nostra capitale, ma sostanzialmente in una famiglia borghese locale, formata da padre madre e 4 figli e da 2 donne, l’una domestica (Cleo) e l’altra collaboratrice (Adela) e da un cane, Borras, che salta felice a qualsiasi suonata di campanello, sempre speranzoso che qualcuno prima o poi lo lascerà uscire dal luogo destinato, oltre che a lui, all’automobile di casa, fra l’altro troppo larga per quello spazio. Siamo negli anni 70. La famigliola è unita, felice all’apparenza, (..) severa nei confronti delle 2 donne appartenenti alla popolazione mixteca, ma in vero le ama davvero. (..) C’è un membro importante della famiglia che non ho ancora menzionato e che, nel corso del film, passa da personaggio quasi secondario a presenza fondamentale della casa, caratterizzato dalla forza della sua generazione: la nonna. Continue reading “ROMA di Alfonso Cuarón”

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MARIA, REGINA DI SCOZIA di Josie Rourke

MARIA, REGINA DI SCOZIA di Josie Rourke

Un film tutto al femminile, dalla regia al cast principale, sulle due cugine più note nella storia europea del sesto secolo, Elisabetta I Tudor, regina d’Inghilterra e d’Irlanda, e Maria Stuarda, regina di Scozia, giustiziata dalla prima dopo una prigionia, impostale dalla stessa Elisabetta, durata venti anni. A unirle il sangue e il timore; a dividerle: il credo religioso (..) e il Potere sui rispettivi regni. Un altro aspetto le univa: la condizione di donne (..) A Elisabetta la regina ‘vergine’, poiché mai sposatasi né quindi madre, si contrapponeva Maria, la ‘meretrice’, additata così ingiustamente dai ribelli che infuocavano le masse.
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