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FESTA DEL CINEMA DI ROMA, 2018 – PRIMA PARTE

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Meno dell’anno passato ma in modo significativo anche in questa edizione, il tappeto rosso e soprattutto le meravigliose sale di Renzo Piano, Sinopoli e Petrassi, hanno ospitato variegati e noti artisti del mondo dello spettacolo, italiano e soprattutto straniero. Così, nello splendido Auditorium romano, sono giunti, fra il 18 e il 28 di ottobre scorso, i protagonisti degli ‘incontri ravvicinati’ per essere, come sempre, intervistati da Antonio Monda: Martin Scorsese, Cate Blanchett, Isabelle Huppert, Michael Moore e Sigourney Weaver, poi Jonathan Safran Foer e Pierre Bismuth, i nostrani Giuseppe Tornatore e Mario Martone e molti altri. Moltissimi i film, sia in concorso (38) che non, stranieri e italiani, mostrati nelle 8 sale in Roma, 4 delle quali nello stesso Auditorium e 2 nelle immediate vicinanze. Svariati e curati altri eventi correlati.
(www.romacinemafest.it/festa-del-cinema-di-roma/programma/ )

Il Vincitore della Festa del cinema di Roma – XIII edizione. A detta (solo) di pubblico
Il film più votato, il miglior film di questa edizione secondo il pubblico votante, è tutto italiano: “Il vizio della speranza”, diretto dal regista di “Indivisibili”, film del 2017 che ricordiamo anche perché fu presentato agli Oscar dello stesso anno e ricevette moltissimi premi. (film del 2017 che ricordiamo anche perché fu presentato agli Oscar dello stesso anno e ricevette moltissimi premi). Il film, distribuito da Medusa, é nelle sale italiane dal 22 novembre. Segue la mia recensione nelle pagine seguenti.
Nel prossimo numero anche tutti i premi della sezione autonoma ‘Alice nella città’.

Recensioni di alcuni film, in concorso e non, alla Festa del Cinema di Roma del 2018 – Prima parte (nel prossimo numero di TRADERS’ Magazine la seconda parte)
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Il dramma di ciò che Società e Chiesa etichettano come ‘malattia’ in BOY ERASED
Un ragazzo di 19 anni viene rinchiuso dal padre pastore in un riformatorio per gay e lesbiche da curare. All’inizio del film, Jared sta con una ragazza, ma pian piano realizza ciò che gli altri intorno a lui vedono da prima. Il tema, quello del diverso, non per orientamento sessuale ma semplicemente perché non conformato alla società né alla chiesa nelle scelte di vita, è trattato con rispetto e delicatezza, volendo mettere in luce l’apparente crudeltà disperata di chi tenta di cambiare qualcuno che ama, tanta è la sua paura di trovarsi vicino un estraneo ribelle. In un momento cruciale del film, verso la sua conclusione, vi è addirittura un’inversione di ruoli che vede il giovane protagonista parlare in modo fermo e paterno al padre che lo ascolta sul serio, forse per la prima volta, riconoscendo di non essere in grado di gestire la situazione da adulto consapevole e da genitore amorevole interessato al bene del figlio piuttosto che all’opinione altrui, alla società conformista e al suo stesso credo e riconoscendo, lui che fino a quel punto ha guidato famiglia e parrocchia, di dover essere guidato dal proprio figlio. La moglie e madre, interpretata da Nicole Kidman, accetta silente al principio, pur se non è convinta dei metodi del marito, un grasso ma bravissimo Russel Crowe, e lo segue e ama, volendo avere totale fiducia in lui, finché Jared la chiama supplicandola di andarlo a prendere al riformatorio e ‘al cuor di mamma non si comanda’: lei va e lo porta via. Il tema è dunque la difficoltà di essere se stessi, anche a rischio di una profonda solitudine, ma giammai a rischio di essere cancellati dalla propria vita. Voto: 9.

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